I Fantastici Quattro - Giorgione Calcio

GIORGIONE CALCIO

Official Website
Vai ai contenuti

Menu principale:

I Fantastici Quattro

Società > Storia
Il testo è tratto, per gentile concessione dell' autore Stefano Negro, dal libro "Una Stella, 100 anni, Mille Storie".

Quattro fratelli e tutti calciatori. Calciatori di tutto rispetto, tanto che i più vecchi riescono anche a calcare il palcoscenico della massima serie. Anzi, Gino, il primo, sfiora anche la Nazionale. Sono i quattro fratelli Lamon, glorie del Giorgione negli anni venti e trenta. Gino, classe 1903, è il più bravo. Comincia a tirare i primi calci con le squadrone giovanili di borgo Treviso, con il fratello Fortunato 'Nato', di un anno più giovane. Fa parte del Giorgione che nel '21/'22 viene promosso in Seconda Divisione e prende anche parte alla stagione della 'Serie B'. Concluso il campionato '23 con il famoso derby col Treviso, Gino va a fare il servizio di leva a San Pier d'Arena. Lì viene avvicinato e inserito nell'organico dell'Andrea Doria, poi diventata Sampdoria, in Serie A. Un anno e passa al Genoa. Proprio con il Genoa, lanciato verso lo scudetto, incontra il fratello 'Nato', che dall'anno prima gioca nel Casale Monferrato. È lo scontro al vertice, l'ultima giornata di campionato che può far pendere l'ago della bilancia dalla parte del Casale oppure del Genoa. Finisce 3 a 1 per il Genoa e si verifica anche un curioso episodio. Gino e 'Nato' giocano in posizioni opposte, ma a un certo punto Gino viene spostato proprio nella zona di 'Nato . Nato, tartassato per tutta la partita da un avversario molto falloso, si sente per l'ennesima volta caricare da dietro.
Spazientito, assesta un preciso colpo alle 'parti basse del malcapitato, che cade a terra. "Varda che son to fradeo" gli grida Gino piegato dal dolore; Nato ha commesso un errore di persona, ma non si scusa e gli risponde: "tanto mejo, cusì tè me stè lontan". Nel '26 i due fratelli si ritrovano a Treviso, dove Gino gioca un anno e proprio un suo passaggio viene sfruttato da Nato per realizzare un mitico gol al volo da 30 metri. Ma Gino è troppo bravo per giocare in Serie B e ben presto varie società di A si fanno avanti. La sua caratteristica principale è la grande potenza atletica, che gli permette di farsi largo sulle vie laterali e di tirare bordate violentissime. L'avventura in Serie A ricomincia a Roma, con la Lazio, poi Padova, Venezia e Siena, dove chiude la carriera nel '33. Torna a Castelfranco e ricopre la carica di allenatore. Quindi comincia il nuovo lavoro di esattore cottimista, incaricato della lettura e della consegna delle bollette dell'energia elettrica. Nel dopoguerra abbandona il calcio attivo, anche se non resiste e qualche allenamento lo dirige sia a San Martino di Lupari che sporadicamente nel Giorgione, ma è più un ruolo di 'tappabuchi'.  Muore nel 1978 all'età di 75 anni.
Il secondo è Fortunato 'Nato', un altro eroe del Giorgione dei primi anni venti. Segue più o meno la strada tracciata dal fratello maggiore. Anche lui fa parte della spedizione che prenderà le botte a Treviso, ma a differenza di Gino riuscirà a evitare i lividi al volto. Nel 1924 viene spedito a fare la “naja” a Casale Monferrato e i dirigenti della squadra che dalla Serie B vuole fare il salto di categoria lo avvicinano, credendo di contattare Gino, più famoso. Ma ben presto si accorgono che anche Nato ci sa fare e lo inseriscono nell'organico. Resta due stagioni al Casale, percepisce uno stipendio di 400 lire al mese e gioca nello stesso ruolo del fratello Gino, cioè ala tornante, oppure mediano destro. Meno potente fisicamente rispetto a Gino, ma più agile e sgusciarne. Nel '26 scende di categoria, ma si avvicina a casa, giocando per un anno insieme a Gino nel Treviso. A differenza di Gino sacrifica il calcio per il lavoro, dipende dalla Anonima Elettrica Trevigiana, quindi rifiuta gli ingaggi a Padova, Vicenza e Foggia. Prima di giocare a Treviso era tornato al Giorgione e proprio sulla sua vendita continua a reclamare la percentuale ai vari presidenti succedutisi anche nei periodi moderni. Sostiene di avanzare dal Giorgione il 20 del ricavato della sua vendita al Treviso e 5 anni di stipendi, oltre agli stipendi dei suoi fratelli più giovani Carlo e 'Nuto'. Da una sua stima, la cifra dovrebbe aggirarsi attorno a 1 miliardo e 500milioni, logicamente il calcolo è fatto con dati e quotazioni attuali. Andato a più riprese a reclamarli da Ostani, il quale ha continuato per anni e anni a rispondergli "faremo conti", non si è perso d'animo e li ha reclamati anche nell' '86 in occasione dei festeggiamenti per il settantacinquesimo anniversario della fondazione del Giorgione. Comunque, dopo l'anno a Treviso, non resiste alla tentazione di passare al Padova, per uno stipendio di 800 lire al mese. Resta due anni e torna a Treviso, sotto la guida dell'allenatore-giocatore ungherese Lazlo. Ma subisce nello scontro con la Triestina una lesione al menisco e decide di chiudere con il calcio, non prima di provare una ultima stagione con la maglia rossostellata. Da buon sportivo proseguirà quindi a fare l'allenatore di formazioni minori del circondario di Castelfranco e parallelamente coltiverà la passione per il tiro a volo. Fonda una società con poligono addossato alle mura del campo sportivo, che poi verrà spostato alla cava di Angeo Arcangelo tra Salvatronda e Vedelago; fonderà anche una seconda società di tiro a volo ad Asolo, con poligono al Casonetto. È il più longevo, muore alla fine del 1993.
Il terzo dei tre fratelli Lamon è Carlo, classe 1908, che inizia a giocare nel Giorgione nel 1929, quindi riesce a giocare insieme a Nato, a fine carriera. Gioca ininterrottamente in rossostellato fino al 1937, si alterna nei ruoli di mediano destro e sinistro. Per motivi di lavoro non si staccherà mai da Castelfranco, ma sarà uno dei pilastri del Giorgione che vincerà il campionato del '30/'31. Anche per lui ci sarà un menisco a decidere la fine della carriera, appunto nel '37.
Il più giovane e più mingherlino, ma non per questo il meno bravo, Benvenuto, soprannominato 'Nuto', classe 1910, segue le orme del terzo fratello. Dei tre sarà il più tecnico e agile e proprio per questo ricoprirà un ruolo creativo come quello della mezz’ ala sinistra.
Veloce e ispirato sarà il giocatore in grado di lanciare gli attaccanti al momento giusto e un particolare affiatamento lo troverà con il centravanti Giarretta.
Essendo il quarto fratello viene esonerato dal servizio militare e questo lo agevola a continuare gli studi che terminerà con il titolo di ragioniere. Questo gli permetterà di entrare alla Simmel con il ruolo di consulente, abbandonando definitivamente la passione calcistica.
Questa la storia di quattro glorie del calcio castellano, i fratelli Lamon, un caso molto raro nella storia del calcio. Evidentemente nelle vene del padre Serafino doveva scorrere un sangue particolare, se due dei suoi figli sono andati in Serie A e altri due non sono andati avanti solo per motivi di lavoro. Ma il più appassionato, il più innamorato del mondo del calcio è stato Gino, forse per questo è stato lui a fare più strada. Ne ha fatta tanta, dato che fin ora da altri castellani è stato soltanto avvicinato. Altri sono andati in Serie A, altri hanno riscosso grandissimi consensi, ma nella rosa della Nazionale maggiore c' è entrato soltanto lui, due volte, quando Vittorio Pozzo stava cominciando a plasmare lo squadrone mondiale del '34 e '38. Purtroppo perse la concorrenza per la maglia con  Levratto.




A.S.D. GIORGIONE CALCIO 2000 - Via Rizzetti 5 - 31033 Castelfranco Veneto (TV) - Tel. Fax 0423721084 | Partita Iva N. 03562170260 - Matricola 780617 - E-Mail: prima.juniores@gmail.com














Torna ai contenuti | Torna al menu