Il Magnifico Dopoguerra - Giorgione Calcio

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Il Magnifico Dopoguerra

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Il testo è tratto, per gentile concessione dell' autore Stefano Negro, dal libro "Una Stella, 100 anni, Mille Storie".

Grazie alla vittoria del torneo di Prima Divisione del '43/'44, alla ripresa dell'attività, nel '45/'4ó, il Giorgione può partecipare al Campionato Nazionale di Serie C. La Serie C è divisa in due campionati, il Giorgione partecipa a quello d' "Eccellenza", paragonabile alla C/2 di adesso. Giuseppe Ostani come al solito ricopre la carica di segretario “factotum”. Presidente è Francesco Ongarato, dal '45 a '48, e sotto la sua presidenza si vivono a Castelfranco gli anni intensi della Serie C. Sono anni difficili, il calcio è praticamente l'unico divertimento per i castellani. Nel '45/'4ó la squadra è affidata all'allenatore-giocatore Renzo Bettini, che inizia a dare corpo al Giorgione che l'anno dopo farà impazzire Castelfranco. Il risultato finale è un sesto posto incoraggiante. La rosa dei giocatori, Bettini a parte, è questa: Biasion, Squizzato (portieri); Bortoluzzi, Ongarato, Piva, Zotti (terzini); Benelle, Conz, Ghion, Mingardi, Rinaldi, Vallotto, Perli (al centro); Barbiero, Lazzarini, Munari, Ongarato, Rossolato, Scudeller (in attacco). In quell'anno a centrocampo gioca anche Danilo Perli, ex Padova, che allenerà in futuro per anni il Giorgione. Per la stagione '4ó/'47 la società, nella quale ci sono anche Pietro Serena, Canzio Muschietti, Checchi Battiston, compie il massimo sforzo organizzativo. In quel periodo il vivaio castellano ha saputo sfornare giocatori dal talento elevatissimo; la gente è entusiasta e riempie ogni domenica lo stadio. Per tentare il grande salto arriva un allenatore importante, l'ex ala del Milan e della Nazionale Tanzini.
Un allenatore professionista, regolarmente stipendiato, dall'abbigliamento e dai modi ricercati ed eleganti. È la dimostrazione che le cose vengono prese molto seriamente.
Con Tanzini prende corpo e gode del momento di maggior splendore una formidabile linea d'attacco, composta da Ragazzo, Scudeller, Barbiero, Nicoletto e Munari. Bisogna spiegarla questa linea d'attacco, per inserirla anche in un contesto storico. In quegli anni stava nascendo in Europa una grande Nazionale, che portò anche un modo nuovo di giocare. Era la Nazionale ungherese di Puskas e Hidegkuti, che proponeva l'innovativo modulo a M, cioè composto in attacco da due ali, due punte e un centravanti che però giocava arretrato rispetto alle due punte. E il  perno del gioco era proprio il centravanti Hidegkuti, sogno di ogni allenatore dell'epoca, che arretrando si liberava delle marcature e al contempo dava geometrie all'attacco con la sua tecnica sopraffina. Era il gioco del futuro e il Giorgione con la sua linea d'attacco poteva proporre il modulo d'attacco a M d'avanguardia. Un tipo di gioco che dipendeva dalle caratteristiche del centravanti. Ma a Castelfranco quel tipo di giocatore tecnico e intelligente c'era, era Silvano 'Nano' Barbiero. Tecnica sopraffina, agilità,  visione di gioco, senso della porta, ma soprattutto una grande intelligenza, le doti di Barbiero, uno dei giocatori che Castelfranco ha amato di più.
Ragazzo e Munari sono le ali, Scudeller è l'ariete dal fisico possente e dal tiro devastante, Barbiero e Nicoletti sono i      cervelli, uno il genio, l'altro il ragionamento. Mentre come goleador si fa luce anche Lazzarini, che una volta ceduto diventerà un incubo con i suoi puntuali gol da ex. Il Giorgione a fine campionato si piazza al terzo posto a 41 punti, dietro a Montebelluna e Mogliano. marcatori del Giorgione, con in testa uno dei goleador più prolifici ed efficaci, raro connubio di tecnica, potenza e ampia visione di gioco, sono: Scudeller con 16 reti, Lazzarini con 12,  Barbiero   con 7,  Florettini con 6, Rossolato con 5, Rinaldi  con 4, Moretto con 3,Benelle 2 e Munari con 1. Quell'anno, a dimostrazione  dell’avanguardia tattico portata da Tanzini, il Giorgione riuscì a battere il Montebelluna - poi promosso - per 4 a 1, grazie a un nuovo stratagemma, il battitore libero. Erano quelli gli anni del modulo a W-M, con tre punte due mezze ali due mediani che marcavano le mezze ali avversarie, e tre difensori uno centrale in marcatura sul centravanti e due esterni, sulle punte esterne Quell'anno contro i Montebelluna Tanzini arretrò il mediano Zotti a fare il libero e questa formula innovativa, che ben presto venne connotata dagli svizzeri come il famigerato catenaccio, colse del tutto impreparata la squadro avversaria. Il libero e il centravanti, arretrato, che all’occorrenza andava ad aiutare il centrocampo portando a spasso lo stopper,  portarono il Giorgione o disputare un campionato di vertice con un calcio all'avanguardia. Purtroppo ad un attacco da serie superiore non corrispondeva una mediana adeguata, quindi i rossostellati erano carenti in fase di costruzione del gioco e nella difesa. Dal '45 al '49 il Giorgione ha anche la squadra delle riserve che come nelle migliori tradizioni milita nel massimo campionato dilettantistico, i campionato di Prima Divisione. In ricordo di quel campionato magico, quello del '46/'47, ecco la rosa di tutti i giocatori militanti: Bruno Andretta, Giuseppe Antonello, Ivo Baggio, Silvano Barbiero Vittorio Benelle,  Lodovico Bernardi, Artemio Berrò, Rino Bianco, Gianpaolo Biason,  Luigi Bonin, Rino Bordignon, Vitalino Borgato, Giuseppe Bortolin, Rino Bortolotto, Sereno Bortolotto, Gianguido Bortolozzi, Argo Brambati, Bruno Bresolin Giovann Brunelli, Renzo Conte, Giovanni Conz, Armando Crema, Gino Crocetta, Odilo D’Andrea, Silvio De Grandis, Diego Florettini, Lamberto Fornaro, Sante Fornarolo, Mario Franchetto, Sergio Fumaroli, Beppino Garatti, Mario Ghion, Bruno Giacobbi, Ermanno Giovine, Angelo Guadagnin, Antonio Guarise, Walter Laqo, Nerino Lazzarini, Mario Lerabongio, Umberto Mazzuccato, Giuliano Micheletto, Bruno Mingardi, Orlando Marcon, Gianni Marin, Mario Moretto, Luigi Munari, Antonio Nardi, Orfeo Nicoletto, Alcide Ongarato, Armando Ongarato, Armando Pisanello, Albino Piva, Renato Piva, Antonio Rivetta, Giuseppe Pivetta, Aldo Ragusa, Carmine Renzulli, Plinio Rossolato, Tarcisio Sbrissa, Alfredo Schiavo, Sergio Scudeller, Vittorio Sila, Tullio Simeoni, Gino Soave, Antonio Squizzato, Elio Stangherlin, Italo Stangherlin, Rodolfo Stella, Dino Tomasin, Mario Tomasin, 'Luigi Tombolato, Flavio Turetta, Angelo Vanzo, Vittorino Viola, Armando Zambrano, Francesco Zambrano, Renato Zambrano, Pietro Zanatta, Bruno Zanolli, Domenico Zanusso, Antonio Zatta, Mario Zotti.
Quell'anno il Giorgione per raccogliere fondi organizzò anche un ballo pubblico di fine carnevale e sei operette a teatro Accademico. Mentre da un promemoria esistente di Ostani ci arriva un tentativo di corruzione da parte di Primo Lovisetto nella "fatidica partita di Vittorio Veneto", giocata a fine campionato e persa per uno a zero dai rossostellati: in caso di vittoria il Giorgione sarebbe potuto rientrare tra i pretendenti alla vittoria finale. Nel campionato successivo il Giorgione è vittima di una ristrutturazione dei campionati, quindi scivola in Promozione, nonostante il terzo posto dell'anno precedente. È un campionato di transizione, senza grosse ambizioni: l'interesse da parte della città va calando e la squadra ne risente. In quel campionato '47/'48 il Giorgione subisce una delle sconfitte più brucianti della sua storia, un pesantissimo 9 a 3 a Mestre. La squadra termina il campionato in posizione anonima, ma si fanno gran progetti per l'anno seguente, che dovrebbe essere del riscatto. Si affaccia un personaggio destinato ad essere una meteora, ma una meteora che lascerà un profondo segno. E il conte Alvise Venezze, persona signorile e leale, che conta di riportare Il grande pubblico a Castelfranco costruendo una squadra vincente. Arrivano Tortora, ex Juve, e soprattutto giocatore-allenatore Mario Perazzolo, ex nazionale a fine carriera. Purtroppo le cose non vanno come Venezze vorrebbe, il Giorgione si classifica al quarto posto finale a 47 punti dietro la Luparense, Trento e Cerea. Il Derby perso in casa per O a 1 contro la Luparense, con conseguente funerale in piazza del Giorgione, segna forse la fine del periodo d'oro del dopoguerra. Venezze, che vive di uno stipendio e di alcune non elevate rendite, ha fatto il passo più lungo di quanto gli consentisse la gamba e complice qualche acquisto sbagliato ed una amministrazione poco attenta, il Giorgione a fine campionato è in pesante passivo. Ma Venezze ha un grande merito: quello di essere riuscito, primo dopo tanto tempo, a togliere il 'potere' dalle mani di Ostani, anche se alla fine dei conti la pagherà, eccome. Si arriva alla resa dei conti: il debito complessivo è di lire 3.462.624, dei quali 2.274.825 vengono pagati da Venezze, 1.089.105 li sborsano i soci, mentre 88.684 sono rinunce a crediti da parte di fornitori. Venezze deve vendere alcuni terreni per riportare il bilancio in pareggio, arrivato al 'crac' dopo aver accumulato debiti anno per anno. Quindi Venezze 'paga' anche le gestioni precedenti. E lo fa senza battere ciglio, con la consueta eleganza. Ma il calcio non è fatto per gente come lui:  Venezze è troppo 'puro' per vivere in un ambiente dove scaltrezza e furbizia sono doti indispensabili per prevenire bidonate sempre in agguato. Quindi, imparata la lezione, incassa  il colpo,  tace e saluta.


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