Intervista a Umberto Beraldo, Allenatore 2005 - Giorgione Calcio

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Intervista a Umberto Beraldo, Allenatore 2005

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Abbiamo intervistato per il consueto appuntamento con le interviste al nostro staff, Umberto Beraldo, allenatore degli Esordienti 2005
Umberto,  parlaci della tua esperienza da allenatore al Giorgione?
 
Alleno al Giorgione ormai da sette anni, quando nel 2010 (mi sembra ieri!!) iniziai con la Scuola Calcio. Sinceramente, ogni anno porta con sé dei ricordi meravigliosi che custodisco con affetto.
 
Già il primo anno con dei piccolissimi 2002 e 2003 e affiancato a persone straordinarie (Giulio, Federico, Alberto) ebbi modo di capire di quanto è bello lavorare con i ragazzi quando fanno la cosa che preferiamo: giocare a pallone.
 
Ricordo con particolare gioia l’anno trascorso con gli esordienti 2001: si creò una sinergia con i ragazzi, con il gruppo genitori e con tutto l’ambiente incredibile; tuttora quando li rivedo è impossibile trattenere un sorriso, anche nostalgico. Ricordo poi con affetto anche il biennio trascorso con gli esordienti 2003, al termine del quale abbiamo raggiunto dei traguardi individuali e collettivi importanti.

 
 
Nelle tue parole sentiamo un particolare affetto, ma cosa significa per te essere al Giorgione?
 
Per me significa condividere un progetto di crescita personale con persone e società a cui tengo molto: la differenza con altre società è proprio lo staff, che è davvero speciale.
 
Per di più mi sento da sempre castellano, per cui c’è anche un moto di orgoglio personale.

 
 
Attualmente alleni gli esordienti 2005, dai un giudizio del lavoro che state facendo.
 
L’idea è chiara: creare un’isola felice nella quale i ragazzi possono esprimere la propria personalità e crescere come persone, come giocatori e come collettivo. Fissato l’obiettivo, ritengo che finora il lavoro fatto con Giulio sia certamente importante. A proposito, mi ritengo fortunato di poter collaborare nel percorso di crescita con mister Giulio, con cui condivido filosofia e idee calcistiche.

 
 
Quali sono, secondo te, i principali obiettivi calcistici da perseguire con la categoria che alleni?
 
La categoria degli esordienti richiede sicuramente più obiettivi: in primo luogo, un apprendimento tecnico di base su tutti i gesti fondamentali del calcio che non si possono trascurare in ragazzi di 12 anni; strettamente correlato al primo obiettivo è lo sviluppo delle capacità motorie di base, perché ritengo che un gesto tecnico sia più facile da insegnare quanto più un ragazzo è abile da un punto di vista coordinativo; a questi obiettivi se ne affiancano poi alcuni di tattica individuale che devono fungere da base per l’attività agonistica dei giovanissimi e allievi.

 
 
I tuoi miti calcistici?
 
Non ho mai avuto un solo mito o un vero proprio idolo, ma sono innamorato di tanti giocatori per motivi diversi: Maldini per la classe, l’essere bandiera, per non aver vissuto nell’ombra del padre ma aver brillato – senza aiuti- di luce propria, Zidane per la capacità di dominare il pallone, Ronaldo (il fenomeno) e Ronaldinho per la fantasia,  Pirlo per l’intelligenza calcistica; Dei giocatori in attività stravedo per Iniesta, che ritengo un vero e proprio genio illusionista.
 
Condivido poi un pensiero, secondo me stupendo “Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile”: cerco di ispirarmi molto a questo pensiero di Cruyff…  

 
 
Il gioco a cui giocavi da piccolo?
 
Da piccolo, in particolare durante le medie, giocavo tutti i giorni a calcio, o meglio “a tedesca” sul campetto vicino a casa. Se all’epoca ci fosse stato un campionato di tedesca con i compagni di allora saremmo stati imbattibili…

 
 
Il momento più felice e il momento più difficile nel mondo del calcio?
 
Il calcio è fatto di continui momenti felici e anche di difficili. L’importante è non sentirsi arrivati o appagati per i primi, e reagire invece ai secondi; anche questo deve essere un insegnamento fondamentale del settore giovanile e dei genitori che supportano i ragazzi..
 
Ad ogni modo, con particolare riferimento ai momenti felici, ricordo con gioia incredibile quando con gli allievi abbiamo vinto campionato e coppa; non era solo per il fatto di vincere, perché ci sono state tante altre soddisfazioni, ma il fatto è che quella vittoria maturò tra un gruppo di veri amici (la gran parte del gruppo giocava assieme da quasi 3 anni).

 
 
Cosa ne pensi dell’attuale situazione del calcio italiano?
 
Italia senza mondiali, club che arrancano nelle competizioni europee, stadi vuoti, pochi giocatori italiani di valore internazionale. Se vogliamo cambiare la situazione dobbiamo cambiare rapidamente alcuni fattori: i ragazzi devono fare sport tutti i giorni (a scuola, con le società, a casa) e devono essere responsabilizzati, non solo protetti. E infine deve essere lasciato loro il tempo di crescere.
 
 
 
E i Progetti futuri?
 
Facendo l’Avvocato come lavoro, ogni fine anno devo valutare le proposte perché se prendo un impegno lo porto a termine. In questi anni ci sono state parecchie offerte diverse, ma il cuore rosso stellato l’ha sempre spuntata.

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