La parentesi Vudafieri - Giorgione Calcio

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La parentesi Vudafieri

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Il testo è tratto, per gentile concessione dell' autore Stefano Negro, dal libro "Una Stella, 100 anni, Mille Storie".

 
 
Si tratta di un intervallo ben delimitato nel periodo, è il luminoso triennio targato Renato Vudafieri: la società guidata dal nuovo presidente si espone finanziariamente, ma sa unire ai soldi molto estro. Renato Vudafieri capisce l'importanza del tifo e capisce che sapendo o indirizzare, il pubblico castellano può trasformarsi da freddo e distaccato a passionale e partecipe. Nasce il Giorgione Club, da una costola del Club Boccolo,  ma tutto il tifo vive un periodo d'oro, e con queste prerogative la società investe forte. Arrivano giocatori di nome, si gioca per vincere, ma soprattutto l'ambiente è caricato da un grande entusiasmo. E si registrano due grandi ritorni: quello di Franco Faleschini, in qualità di allenatore, agli ordini di Danilo Perli, il vecchio allenatore al centro della famosa polemica Zardini-Pietribiasi del '67. Il direttivo è formato da Vudafieri presidente, Roberto Stocco vice; Gaetano Colonna, Siro Guolo, Renato Lorenzon, Flavio Turetta, Renato Zardini, Giancarlo Barbieri e Luigi Frattin, che ricopre anche la carica ds,consiglieri. Medico sociale Giancarlo Turioni. La rosa agli ordini di Perli e Faleschini è questa. Portieri sono Antonio Niero e Diego Pizzolon; difensori sono Sergio Bobbo, Bruno Busetto, Antonio Bardella, Amedeo De Cesaro, Alberto Pisani, Renzo Albanese; a centrocampo troviamo Mario Benvegnù, Massimo Ceccato, Roberto Manera, Giorgio Monaco, Giampaolo Tecce; mentre l'attacco viene affidato a Giancarlo Graziani, Cesare Griggio e Vincenzo Novello. Il Giorgione è l'unica squadra che riesce a tenere testa alla fortissima Miranese. Ma il secondo posto a 5 punti di distanza non è che il preludio alla nuova promozione. L'anno dopo il Giorgione si presenta con un nuovo allenatore, Andrea Agnoletto, il buono. La classica 'pasta d'uomo': sereno e gentile, generoso e amico di ogni giocatore, abdica in seguito ad una multa da lui non digerita ai danni del difensore Tabarin, reo di aver sbeffeggiato il presidente Vudafieri. Un episodio che da solo spiega la personalità di Agnoletto, che forse proprio nella sua generosità d'animo trova i limiti di allenatore. Comunque il Giorgione plasmato da Agnoletto porta avanti un campionato di vertice con la sola Liventina a tentare in qualche modo di reggere il ritmo. A fine gennaio l'avvicendamento tra Agnoletto e l'allenatore dell'Under Alberto Rana. Il Giorgione chiude la stagione trionfale con 43 punti, sei più della Liventina. E 1'8 maggio in occasione della partita con l'oramai retrocesso Pro Mogliano, festa grande, con ospiti, paracadutisti, premiazioni. Quell'anno da l'addio al calcio giocato uno dei pilastri del Giorgione della grande risalita, Amedeo De Cesaro. Castellano, oramai trenta-treenne, vuole chiudere da vincente e lo fa dopo aver lasciato un ricordo di uomo serio e leale, prima che giocatore generoso e grintoso. Ma in quanto alla grinta sarebbe meglio chiedere notizie a qualche attaccante che ha marcato... Di De Cesaro resta l'episodio, ancora a inizio carriera, quando in una rissa ad Oderzo, rimediata una sassata in testa andò con un coccia di vetro a recuperare il  compagno Favaro, sommerso dai pugni degli opitergini. La rosa di quell'anno era composta da Antonio Niero, Alberto Pisani, Amedeo De Cesaro, Francesco Tisato, Carlo Pizzolon, Giorgio Valmassoi, Cesare Griggio, Massimo Ceccato, Vincenzo Novello, Francesco Giurati, Roberto Manera, Andrea Pizzolon, Francesco Tamborra, Sergio Bobbo, Ernesto Soldan, Mariano Agnoletto, Mauro Tabarin, Bruno Tedino. E il Giorgione ha accesso nell'83/'84 all'Interregionale. Novità sono l'allenatore Mauro Gatti, il ds Claudio Capuzzo e i giocatori Antonio Brunetta, Alberto Cagnin, Mirko Franchin, Giorgio Gambin, Giuseppe Lelj, Luigi Trevisan, Giovanni Ziviani e il portiere Francesco Furlan. Vudafieri riesce a coinvolgere Roberto Danieli, titolare della Diadora, e l'imprenditore del marmo Ottorino Menini. Il Giorgione parte bene, passa anche qualche bella giornata in testa alla classifica, ma ben presto pur portando avanti un campionato d'alta classifica, perde il  treno per la C/2 che l'ambizioso presidente vorrebbe. Il colpevole viene individuato, è il tecnico Mauro Gatti, sostituito a giochi ormai fatti da Franco Rettore, che ha il compito di far terminare il campionato onorevolmente al Giorgione. Ma Castelfranco si fa appena distrarre dall'avvicendamento alla guida tecnica, perché Vudafieri in primavera estrae l'asso dalla manica. Un giorno a Udine durante una cena negli ambienti calcistici, gli viene chiesto se gli interessano due giocatori brasiliani, uno è anche fratello di Edinho, il campione in forza all'Udinese. Vudafieri non ci pensa due volte e già pregusta l'entusiasmo che la notizia dell'ingaggio di due brasiliani susciterebbe a .Castelfranco. Sono Nico, il fratello di Edinho, e Marcus. Ai tifosi non sembra vero, l'entusiasmo sale  alle stelle: il Giorgione è una società vincente, ha un magnate che sborsa fior di quattrini, e adesso si permette anche di far giocare due brasiliani. Proprio come i grandi club di Serie A. Edinhito si rivelerà una patacca e al termine del campionato sarà rispedito a mittente; Marcus invece si meriterà la fama, anche se il suo talento sarà limitato da un infortunio fastidioso. Marcus è lo stereotipo del giocatore 'carioca': lento rispetto ai ritmi italiani, ma tecnico, con un tiro secco e preciso; poi vede il gioco e la porta. Edinhito, alias Nico, è più deciso, non tira indietro il piede, ma crea scompensi in difesa. Gatti lo inserisce nel delicato ruolo di libero (forse anche questo gioca a suo sfavore) che lui interpreta anche con diligenza. Ma da un brasiliano si attende ben altro e di difensori anche migliori l'Italia è piena. Il Giorgione termina in buona terza piazza, dietro Pievigina e Cittadella. Marcus è riuscito a fare centro tre volte, mentre tra i più prolifici del Giorgione ci sono Manzato e Novello con 8 reti. Quell'anno si registra anche una riuscita manifestazione per squadre giovanili. Vi partecipano Roma, Verona, Giorgione, Vicenza, Bologna e Varese. Il Giorgione, in girone con Roma e Verona riesce a qualificarsi per le finali. Il Torneo Città di Castelfranco lo vince il Bologna, che batte in finale il Varese, mentre il Giorgione deve piegarsi nella 'finalina' alla Roma. A fine campionato Vudafieri cede il passo: il ricordo che lascia è ottimo, sia tra i giocatori che tra i dirigenti, in fondo è l'uomo che ha dato una svolta storica, preparando la società e l'ambiente ai grandi traguardi. Passata la 'sbornia' Vudafieri il Giorgione cade in piedi, tra le braccia del gruppo che fa riferimento a Colonna, un gruppo oramai pronto a dare il meglio di sé.
 
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